Il federalismo fiscale ci salverà?
“E’ bene che se ne discuta molto, perché in ballo c’è il nostro futuro”.
Riprendendo le parole dell’intervento finale del professor Lucio Attore dell’Università degli Studi di Basilicata, occorre affermare che oggi è di fondamentale importanza discutere e riflettere su una riforma, quella federalistica, che se applicata andrebbe ad incidere notevolmente sul futuro dei nostri Comuni.
Per questo motivo e per ravvivare un interesse, da tempo immemore sopito, dei cittadini della nostra comunità verso questioni che coinvolgono tutti indistintamente, Vivere Pietragalla ha deciso di organizzare un incontro sul tema “La Basilicata e il federalismo fiscale: quale futuro per i piccoli Comuni?” che si è svolto venerdì 28 maggio presso la sala consiliare del Comune di Pietragalla.
Una valutazione sostanzialmente negativa quella che è emersa da questo confronto in cui si è discusso, con gli esperti della materia e con i rappresentanti delle istituzioni regionali e provinciali, dei possibili effetti sui nostri enti locali di una riforma fiscale in senso federalistico. Nino D’Agostino, autore di un saggio sulla realtà economica della Basilicata, ha ribadito la sua netta contrarietà a questo tipo di riforma portata avanti da un Governo, sotto il ricatto di un partito del Nord, il cui unico scopo è quello di portare ancora più soldi alle regioni settentrionali. Secondo l’economista melfitano sono ben altre le priorità per l’Italia, a partire dal dimezzamento del divario socio-economico tra Nord e Sud e dalla realizzazione della giustizia fiscale. Altrettanto critico si è mostrato il presidente del Consiglio della Provincia di Potenza, Palmiro Sacco, il quale ha spiegato che alla base del federalismo propugnato dalla Lega Nord non vi è il concetto di foedus – condivisione – l’elemento fondativo di ogni progetto di federazione tra Stati, bensì quello di primazia, mettendo in guardia dal creare un partito del Sud da contrapporre ad uno del Nord che politicamente rappresenterebbe un suicidio.
Nel dibattito sono interventi anche tre neo-consiglieri della Regione Basilicata. Se Ernesto Navazio ha portato la sua esperienza da Sindaco di Melfi, mostrando come si cerca di far passare questa riforma facendo leva sul luogo comune degli enti locali dissipatori di risorse pubbliche, quando in realtà sono anni che i Comuni fanno sacrifici, Francesco Mollica ha criticato il concetto di costo standard e ha chiesto di bloccare l’attuazione delle riforme federalistiche fino a quando non sarà stata risolta la condizione di disparità economica tra Nord e Sud, mentre Giannino Romaniello, riconoscendo l’errore politico del centrosinistra che, perdendo il suo radicamento sociale nelle regioni settentrionali, è sceso sullo stesso terreno della Lega Nord iniziando a condividere un progetto di federalismo che penalizzerà fortemente il Meridione, ha puntato l’attenzione sul fatto che esistono materie fondamentali, come la sanità e la sicurezza, che vanno garantite a tutti indistintamente e che quindi non possono essere demandate ai singoli enti locali.
Unica voce a favore dell’attuazione del federalismo fiscale, è stata quella dell’Assessore al Bilancio della Provincia di Potenza, Vito Di Lascio, che ha spiegato come la riforma costituzionale del 2001, seppure con i necessari correttivi per le zone più deboli del Paese – la corretta applicazione del concetto di perequazione fiscale e una revisione del patto di stabilità – sia una straordinaria opportunità per ridurre il divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali e rilanciare l’economia dell’Italia.
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