Mastella’s Family e il vecchio vizio della politica italiana

cartinaregno

Ci risiamo. Di nuovo una indagine dei magistrati che cerca di fare chiarezza sui rapporti tra politica, enti pubblici e raccomandazioni.

Protagonisti della vicenda l’eurodeputato e leader dell’UDEUR Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania.

I due secondo l’accusa avrebbero messo in piedi, con la collaborazione di altri 25 indagati, tra i quali professionisti ed imprenditori, un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, turbativa d’asta, falso in atto pubblico continuato e concussione” per ottenere vantaggi economici, consenso elettorale e posizioni di comando.

I coniugi Mastella, assieme ad altri ex esponenti dell’UDEUR, segnalavano persone per consulenze o per assunzioni all’ARPAC, l’Azienda regionale per la protezione ambientale della Campania. All’interno del computer della segreteria di Luciano Capobianco, l’ex direttore generale dell’agenzia finito agli arresti, gli inquirenti hanno trovato un file contenenti i nomi delle 655 persone raccomandate con accanto il nome del politico che avrebbe fatto pressioni per l’assunzione o l’appalto esterno.

Gravi indizi che invitano nuovamente a riflettere su una piaga dell’Italia e del Mezzogiorno in particolare.

Lavorare solo se si è “segnalati” come preferisce dire Mastella.

Da decenni il Sud vive sulla propria pelle la politica del clientelismo, dello scambio di favori con voti, dell’equazione conoscenza del politico di turno uguale possibilità di sistemarsi. Un modo di fare politica che ci rende servi della classe politica, che non premia il politico che opera per il bene comune ma solo quello che ricambia favori particolari e che è anche direttamente responsabile del mal funzionamento dei servizi pubblici, laddove si va a premiare il servilismo a discapito del merito. Quante volte ci siamo lamentati dei vari disservizi della Pubblica Amministrazione? Eppure anche noi, con le nostre scelte, ne siamo corresponsabili.

Un mal costume intimamente legato alla condizione di arretratezza economica delle nostre terre e che la politica non ha certo ostacolato. L’uomo politico meridionale ha ben capito che non gli conviene favorire lo sviluppo del Mezzogiorno altrimenti gli verrebbe a mancare quella materia prima che è la disperazione della gente senza lavoro che sta o è costretta a stare al ricatto del voto in cambio dell’illusione, ormai, di un posto di lavoro.

Di certo la Basilicata non è estranea a questo fenomeno. Come non ricordare i 78 posti alla Regione annunciati a più riprese anni fa e messi a bando solo ad aprile di quest’anno e la cui pubblicazione del diario delle prove è stata rinviata a fine gennaio proprio a ridosso delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, evidentemente per meglio saggiare la “lealtà” politica, o come non ignorare il caso del bando di concorso pubblicato da Acqua S.p.A., scientificamente fatto a misura per assumere coloro che già lavorano o hanno lavorato nella società controllata dalla Regione Basilicata, i quali, quasi certamente, non hanno dovuto mostrare, a suo tempo, le loro credenziali e capacità ma solo una semplice sponsorizzazione politica.

Una volta l’appartenenza politica era il simbolo distintivo di una generazione, la militanza e la tessera di partito un legame sacro pari a quello con la propria squadra di calcio. Oggi invece cambiare partito ad ogni consultazione elettorale è una dimostrazione di sagacia politica. Dominano i galoppini, conta più essere nel gioco che mettersi a disposizione della “polis”.

E la gente ancora aspetta.



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Comments

Noi non possiamo far altro che informare, non possiamo stare fermi a guardare questo scempio che avviene giorno dopo giorno.
Complimenti Gabriele per aver messo in luce nel caso pratico alcune brutture che avvengono anche qui da noi.
E’ questo quello che vorrei (forse ambiziosamente) che facesse Vivere Pietragalla, farsi portavoce dei rumors, di chi sà, ma tace, o per miope convenienza, oppure per omertà.

Bell’articolo, comunque il clientelismo politico esiste anche “quassù″ magari meno evidente, ma sempre efficace ed efficiente nei posti “che contano”. Il malcostume non conosce confine e pian piano il degrado morale si diffonde a macchia d’olio. Non ci resta che combattere con l’unica arma(bianca) che abbiamo a disposizione, l’informazione!
Continuate così, siete davvero grandi!

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