Chiuso il centro di prima accoglienza di Palazzo San Gervasio
Il 15 ottobre, ossia 2 giorni fa, con una ordinanza del sindaco di Palazzo San Gervasio, il Centro di Accoglienza è stato chiuso ufficialmente.
Questo significa che da quella data non venivano più garantite le utenze fondamentali, corrente e acqua calda. In realtà il centro rimane aperto, a quanto pare fino alla fine di ottobre. Ma ora sono molti di meno i lavoratori stagionali che sono ancora presenti nell’area del centro. Dai circa 700 migranti presenti nei giorni e settimane durante le quali la raccolta dei pomodori era nel pieno, oggi sono solo, per modo di dire, un centinaio gli ospiti del centro. Molti quindi sono partiti, chi per ritornare al nord, dove hanno un minimo di situazione che avevano lasciato prima di venire in Basilicata per la raccolta dei pomodori, e chi invece è andato o andrà a Rosarno, nella piana di Gioa Tauro per cominciare la raccolta dei mandarini e delle arance che li terrà impegnati per qualche mese. Altri invece, e rappresentano la situazione più difficile, non sanno dove andare. Si tratta di migranti che sono arrivati al centro a Palazzo San Gervasio direttamente dai centri di prima accoglienza appena sbarcati sulle coste italiane. Non conoscono l’Italia e per questo non sanno dove andare, ma conoscono bene quello che potranno subire, alla luce delle nuove leggi dello stato in materia di immigrazione, il pacchetto sicurezza su tutte, nel caso vengano fermati sul territorio italiano privi di regolare permesso di soggiorno. Ma ci sono anche quelli, pochi purtroppo, che con l’aiuto del Comitato per la Difesa dei Migranti, sono riusciti a regolarizzarsi e a trovare un posto di lavoro proprio qui in Basilicata e quindi si fermeranno qui ad arricchire culturalmente e socialmente questa parte di società. Quei pochi che hanno visto riconosciuti i loro diritti di essere umani, diritti che però dovrebbero essere riconosciuti a tutti i migranti che, ripetiamo e non ci stancheremo mai di dirlo, vengono in Italia e passano per la Basilicata in cerca di una vita migliore rispetto a quella che hanno lasciato nei loro paesi di origine, in cerca di una condizione lavorativa sicura e soprattutto in cerca di una accoglienza degna.
Invece il bilancio di questo ennesimo anno è stato, come gli anni precedenti: negativo. I migranti sono stati impegnati nella raccolta dei pomodori e qualcuno ora anche nella vendemmia ma in condizioni lavorative che non rispettano nessun diritto sindacale: sottopagati e sfruttati. Come il comitato ha denunciato denuncia e denuncerà, non c’è stata accoglienza per questi lavoratori. Chi di loro ha vissuto per 2 mesi e più al centro di “accoglienza” ha vissuto in situazioni igienico sanitario pessime, senza acqua calda, con servizi inesistenti. Chi invece ha vissuto nei casolari delle campagne di Palazzo San Gervasio e Venosa non aveva neanche questo.
E’ questa l’accoglienza che i nostri amministratori hanno riservato a questi lavoratori. Per l’ennesimo anno si è registrato uno spreco di risorse pubbliche, poche ma comunque risorse, che avrebbero potuto garantire un seppur minimo miglioramento delle condizioni di vita dei migranti ospiti del centro, e invece sono serviti solo a fare clientelismo in una logica ormai consolidata da queste parti. Poi ci sono gli altri comuni della zona, come Venosa, che invece non si sono posti per niente il problema ribadendo che i migranti non sono presenti nelle nostre campagne e rifiutando di dare loro anche solo delle tende e dei bagni chimici. Ed è in risposta a questo che il 25 settembre in occasione del Clandestino Day il Comitato in Difesa dei Migranti era in piazza a Venosa insieme a oltre cento migranti che vivono nei casolari abbandonati nelle campagne venosine.
Non è esistita neanche quest’anno una politica di lotta al lavoro nero e allo sfruttamento che i braccianti africani subiscono nelle nostre campagne.
Anche quest’anno come diverse volte ribadito, non è esistita quindi una programmazione organica per l’accoglienza di circa mille migranti. Ma il tutto si è affrontato come una emergenza come ormai va avanti da diversi anni. Questa rappresenta una pratica ormai consolidata in Italia, dove nel nome delle emergenze, spesso costruite ad hoc, si va contro tutti i principi di rispetto del territorio e delle comunità che vivono i territori.
E’ per costruire e programmare una reale accoglienza e integrazione per questi lavoratori che l’anno prossimo ritorneranno sui nostri territori, che il comitato continuerà la sua azione di lotta dal basso, così come fa ormai da mesi.
E’ per ribadire il nostro no alle leggi dello stato xenofobe e razziste in materia di immigrazione, per la abrogazione del pacchetto sicurezza, per la regolarizzazione di tutti gli stranieri presenti in Italia, per dire no ai respingimenti, per il diritto di asilo politico ai rifugiati, per la chiusura dei CIE, per dire no al razzismo e in nome di una reale accoglienza, anche il Comitato delle Difesa dei Migranti è presente oggi, 17 ottobre, alla manifestazione nazionale antirazzista a Roma con una delegazione e soprattutto con i migranti che vivono nel centro di Palazzo san Gervasio.
Comitato difesa Migranti
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